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Alle corde il capitalismo finanziario

di Luigino Bruni

pubblicato su Città Nuova n. 19/2008

Ciò che la presente crisi finanziaria sta mostrando con grande forza è la fragilità e vulnerabilità del capitalismo. Nel sistema economico tradizionale, una crisi come quella attuale non era nemmeno immaginabile. In quelle economie si consumava quanto si produceva, e il reddito delle persone e dei Paesi era un indicatore di quanto una famiglia e un Paese potevano permettersi di spendere e di investire.

Le grandi crisi economiche (come quella del '29) potevano verificarsi solo per una crisi dell'economia reale (fallimenti di imprese), che producevano disoccupazione e quindi riduzione del reddito delle famiglie.

Quel sistema economico tradizionale è entrato in crisi con il capitalismo finanziario, che ha cambiato la natura del sistema economico e della società. Non solo, infatti, la banca e la finanza hanno progressivamente mutato natura, trasformandosi sempre più in speculatori, il cui scopo principale è far profitti (e tanti!), smarrendo così giorno dopo giorno la funzione sociale che la banca e la finanza hanno da sempre svolto, e svolgono ancora. Questo cambiamento ha prodotto anche cose utili, ma ad un costo molto alto: ha reso il sistema economico tremendamente fragile. Il primo economista a preannunciare (eravamo nel 1936) la nuova natura finanziaria del capitalismo e la sua fragilità radicale è stato l'inglese Keynes, che dovremmo tornare a leggere e a meditare.

Le crisi come questa che stiamo vivendo sono quindi la normalità, non l'eccezione, nel nostro capitalismo, soprattutto oggi, poiché la globalizzazione amplifica gli effetti delle crisi. L'instabilità e la fragilità sono solo l'altra faccia di un modello di sviluppo che consente ai 1000 dollari di reddito di diventare cinque, dieci, cinquantamila, senza alcun rapporto con l'economia reale e con il lavoro umano. Dovremmo abituarci presto alle crisi come questa e ancora più devastanti, e attrezzarci per limitare i danni, fino a quando questo capitalismo non evolverà in qualcosa di diverso, che speriamo sia più a misura di persona e di ambiente.

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