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La fiducia: un pilastro della prospettiva economica civile

Intervista a Vittorio Pelligra, docente al prossimo modulo SEC

di Licia Paglione

Vittorio Pelligra, professore di economia presso l’Università di Cagliari e presso lo IUS Vittorio Pelligra riddi Loppiano, da anni lavora sul tema fiducia e la prossima settimana la presenterà ai partecipanti del terzo modulo del corso avanzato in Economia civile SEC, in programma dall'11 al 13 dicembre al Polo Lionello Bonfanti. Lo abbiamo intervistato.

Un altro "pilastro" nella prospettiva dell'economia civile è la fiducia. Lei ha scritto un libro su questo tema ricco, che sembrerebbe non avere molto che fare con il mondo delle relazioni "fredde", tipiche del mercato, ma piuttosto con quello delle relazioni "calde", affettive... Per quale motivo invece lei, economista, lo ritiene tanto fondamentale anche nella vita economica?

Perché la fiducia è implicata in ogni relazione sociale e quindi anche economica. E’ un po’ come l’aria che respiriamo, trasparente, nel senso che non ci accorgiamo della sua presenza e della sua importanza, pervasiva, ma anche delicata, fragile, la si può inquinare.

Anzi, direi proprio che iniziamo ad accorgerci della sua importanza, così come per l’aria, proprio quando scarseggia o è inquinata. E oggi forse la centralità che il tema della fiducia ha acquistato nel dibattito pubblico deriva proprio dal fatto che inizia a scarseggiare, l’abbiamo sfruttata, tradita e inquinata troppo. In ambito economico questo è facilmente verificabile se, per esempio, ripensiamo ai grandi scandali finanziari, dal caso Enron a quello di Bernard Madoff, dalla Parmalat e la Cirio, al caso dei bond argentini. C’è chi sostiene che la crisi dei mutui subprime, che poi ha originato la crisi che ancora oggi viviamo, non sia altro che una conseguenza diretta del tradimento della fiducia dei risparmiatori americani da parte delle grandi banche.

 La rilevanza del tema è quindi indubbia, ma c’è un altro aspetto per cui vale la pena approfondire questo tema rendendolo fondamentale anche e proprio in una prospettiva economica e cioè il fatto che non abbiamo, come economisti, una buona teoria della fiducia. E da qui, sono convinto, nascono molti dei problemi di cui sopra. Non la conosciamo, non abbiamo le parole per descriverla, e quindi, paradossalmente, la distruggiamo. Questa è un po’ la logica cui sono soggetti tutti i beni comuni, e con essi anche la fiducia.

Cosa succede quando la fiducia viene a sgretolarsi nella vita di un'impresa? E come può essere ricostruita?

Diceva il premio Nobel per l’economia Kenneth Arrow, che la fiducia è il lubrificante del sistema sociale, e quindi anche delle organizzazioni tra cui le imprese. Quindi quando la fiducia viene meno, capita in un’impresa quello che succede ad un motore senza olio, per un po’ continua a funzionare, poi si surriscalda ed infine fonde e si blocca. Proviamo a pensare come sarebbe la vita in generale, senza fiducia: non potremmo neanche alzarci dal letto la mattina, saremmo terrorizzati e paralizzati. Lo stesso succederebbe al lavoro, in un’impresa, saremmo costretti a ricorrere anche per le cose più minime a contratti, a scambi, alla logica dei premi e delle punizioni, i quali però da una parte sono imperfetti ed incompleti e dall’altra possono avere effetti controproducenti, un incubo insomma. L’impresa imploderebbe. Su questo ci sono interessanti studi empirici che mettono in relazione la fiducia diffusa nel management e tra i vertici e i lavoratori delle imprese e la loro performance economica. Se poi la fiducia viene meno, ricostruirla diventa estremamente complicato, ma si può fare. Occorre per esempio, una grande coerenza e rettitudine da parte dei vertici decisionali, questa viene percepita come un segnale di impegno e genera fiducia tra i dipendenti. La cura dei rapporti e la valorizzazione della dimensione umana è un altro elemento. La scelta di evitare livelli troppo elevati di competizione tra dipendenti ed limitare il ricorso ad incentivi di tipo monetario, anche questi sono elementi che aiutano. Ma il punto vero è che finché non capiremo che la fiducia è (anche) un bene economico, non saremo in grado di pensare politiche di rigenerazione e salvaguardia del capitale fiduciario

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