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«Oggi nelle fabbriche 4.0 vince l’economia civile»

Intervista a Stefano Zamagni in occasione del seminario SEC "Ri-conoscere il valore dell’impresa, tracce per un nuovo paradigma  organizzativo"

di  Antonio Degl’Innocenti

pubblicato su Avvenire il 18/06/2016

160617 18 Loppiano SEC Italia Economia Civile 01 ridSi conclude oggi il seminario organizzato dalla Sec, Scuola di economia civile,dal titolo "Ri-conoscere il valore dell’impresa, tracce per un nuovo paradigma organizzativo".  L’evento, ospitato in Toscana nella cittadella del Movimento dei Focolari, Loppiano, vuol ripensare e proporre un nuovo concetto di economia che tuteli l’individuo e la sua libertà attraverso un modo nuovo di fare impresa. Il tutto partendo da principi che rimettano al centro la persona, il valore del la reciprocità, la costruzione del bene comune, la felicità pubblica, il dono. Su questo abbiamo posto alcune domande all’economista Stefano Zamagni che è tra i promotori dell’evento.

Professore  perché  organizzare questo tipo di convegni soffermandosi sui paradigmi organizzativi aziendali?

Nel nostro tempo, con l’inizio della rivoluzione industriale 4.0, le nostre imprese sono state 160617 18 Loppiano SEC Italia Economia Civile 02 ridcolte di sorpresa da un repentino cambiamento e quindi impreparate a sostenere nuovi sistemi di lavoro. Disponiamo di molte tecnologie che però risultano insufficienti al raggiungimento di elevati livelli di produttività che oggi, in Italia, è pericolosamente diminuita. Ed è proprio alle aziende e ai manager che vogliamo rivolgerci per cercare di convincerli ad abbandonare il modello taylorista di organizzazione  del lavoro a favore di  un  modello organizzativo che  ponga  al centro  l’uomo.

È  finita  ormai l’epoca di strutture organizzative di tipo piramidale  in  cui chi  "pensa"  è solo al vertice e tutti gli altri devono solo obbedire.  Ciascuna persona è portatrice di conoscenze, spesso tacite, che devono essere  valorizzate  e  opportunamente  indirizzate.  Un  tale  approccio non solamente rende giustizia al principio del rispetto della dignità umana, rendendo decente  il  lavoro,  ma  consente straordinari vantaggi di natura economica.

160617 18 Loppiano SEC Italia Economia Civile 03 ridQuindi ogni dipendente dovrebbe essere coinvolto direttamente nello sviluppo dell’azienda?

Esattamente. Due sono le concezioni di impresa oggi dominanti: l’impresa come merce, che può essere comprata e venduta in base alla convenienza del momento, al pari di ogni merce, e l’impresa come associazione, secondo cui tutti coloro che ne fanno parte cooperano  per il  raggiungimento di un fine comune. L’economia civile fa sua la seconda concezione, che  –  guarda caso – dimostra la sua superiorità  sul  piano del risultato di mercato.  L’impresa  come merce non riesce a realizzare le innovazioni  di  rottura,  che  sono quelle  che  determinano  il  vero successo aziendale.

Perché c’è bisogno di parlare di Economia civile e qual è il senso di organizzare scuole?

Semplicemente perché in Italia questa prospettiva di sguardo sulla realtà stenta ad essere accolta sia negli ambienti accademici sia nelle scuole di management. Eppure, tale paradigma teorico è nato in Italia: Napoli è la prima università al mondo ad avere creato nel 1753 la prima cattedra di economia, e si chiamava «Economia civile». È interessante ricordare che l’ambiente anglosassone è assai più ricettivo di quello italiano nei confronti dell’economia civile. Ebbene, la Sec è nata tre anni fa proprio per contribuire a colmare tale divario culturale.

Quali soluzioni propone per favorire questo processo e quale il ruolo della politica ed160617 18 Loppiano SEC Italia Economia Civile 04 rid istituzioni?

Per un verso, si tratta di affrettare i tempi per realizzare una autentica biodiversità economica e finanziaria: non può essere che l’area del mercato sia occupata da un solo tipo di impresa, considerando altre tipologie (cooperative, imprese sociali, società benefit etc.) come eccezioni alla regola, come ancor oggi avviene. Ciò denuncia un grave deficit del principio democratico, perché, se la democrazia è un valore in politica, deve esserlo anche in economia. Per l’altro verso, occorre garantire con i fatti, e non con mere dichiarazioni di principio, un vero pluralismo culturale e scientifico, soprattutto in ambito universitario. Chi crede alle ragioni della libertà, non può sottrarsi a tale compito.


La Scuola di economia con l’uomo al centro

«Ri-conoscere i valori dell’impresa: tracce per un nuovo paradigma organizzativo» è il Logo Sec Riconoscere Limpresa ridtitolo del seminario organizzato dalla Scuola di economia civile a Loppiano che si chiuderà oggi. Due giorni di dialogo, aperti a tutti, con gli economisti Stefano Zamagni, Luigino Bruni, Vittorio Pelligra e Renato Ruffini. L’appuntamento offre agli interessati proposte, idee e strumenti per costruire un’architettura aziendale che lasci spazio a concetti e prassi di reciprocità, rispetto e valorizzazione del principale capitale aziendale: le persone e le relazioni. Obiettivo della due giorni di lavoro è quello di mettere in luce come dal paradigma dell’economia civile emergano elementi fondanti per la costruzione di un modello organizzativo all’altezza delle sfide in atto.

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