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Il consumo è la malattia, non usiamolo come medicina

Le riflessioni di una "summerina" ascoltando la trasmissione di Gad Lerner, "L'infedele"

di Elena Manigrasso

pubblicato su galatina2000.it il 23/03/2012

Logo_L_Infedele_La7Il consumismo è la malattia, non può essere considerato la medicina che guarisce. È il mercato che vede l’uomo unicamente come consumatore bulimico che ha portato a questa crisi, per questo non possiamo uscirne riproponendo lo stesso modello”.

Sono le parole del professor Luigino Bruni, ospite insieme a Johnny Dotty nella trasmissione “L’infedele” di Gad Lerner, andata in onda lunedì 19 marzo.

Non ha bisogno di presentazioni Luigino Bruni: gli studenti della Summer school di Economia Civile lo conoscono benissimo come docente della loro scuola e come professore di Economia politica all’Università Bicocca di Milano. E’ stato ospite di una diretta che ha appassionato l’Italia, dato che l’argomento in questione sta tenendo con il fiato sospeso il Belpaese: la trattativa per rendere il mercato del lavoro più flessibile, come si dice, “in entrata” e “in uscita”. Ospite in studio anche il sindacalista Pierre Carniti che ha analizzato gli aspetti reali della crisi, una crisi che difficilmente vedrà un risanamento con la maggiore flessibilità nel lavoro. O riproponendo il modello di consumi che annaspa.

Il professor Bruni, che è anche coordinatore della commissione internazionale EdC, insiste sull’idea di un cambiamento di paradigma in campo economico, capace di inventare nuovi mestieri, nuove imprese rispettose dell’uomo e dell’ambiente. Solo così si avrebbe una vera e propria Rivoluzione Culturale, incisiva non solo in campo economico ma anche sociale, educativo, sanitario, fondata cioè su un vero e proprio umanesimo integrale. Il pensiero di Bruni è stato dibattuto dagli ospiti in studio,  come il collega di matrice bocconiana, Andrea Ichino, docente all’Università di Bologna, che ha invitato i presenti a considerare gli aspetti positivi dell’attuale calo di consumi superflui o nocivi. Certo, per chi ha vissuto la crisi del “73, per chi ha ascoltato a quei tempi messaggi legati a concetti di sobrietà e risparmio, queste parole non fanno affatto paura; anzi paradossalmente la crisi può essere accolta per migliorare il nostro stile di vita, annodato esclusivamente all’avere, al mito dell’opulenza, quasi per nulla all’essere. Il problema è proprio questo: siamo poco allenati alla fatica e alla rinuncia, fino a qualche decennio fa considerati dei valori, oggi non più.

Oggi non fa più notizia parlare di risparmio e di sobrietà. Eppure con il restringimento dei salari dobbiamo ricominciare ad abituarci, avverte il professor Bruni. Le tasse  dirette aumentano, ma fanno ancora più paura quelle indirette, quelle imposte sui beni di prima necessità che colpiscono tutti, indistintamente. Diceva un alunno di don Milani durante le lezioni sulla Costituzione a Barbiana:  e poi non è giusto che si aumentino i prezzi dei beni. Consumo gas (o acqua) e il prezzo è uguale per tutti, allora il povero è bello e fregato!

E intanto la società continua ad affibbiarci gli stessi messaggi: “consuma e non farti domande”. Chi considera importanti altri aspetti della vita è visto con sospetto, non può essere controllato da chi ci vuole tutti uguali. È più facile venderci modelli di vita, di comportamento e di consumi che creano profitti per pochi che far spiegare le ali a chi ha qualcosa di diverso da dire o da fare. Lottiamo tra una società che ci vuole in serie e una società con un’anima, come afferma nelle sue lezioni il professor Bruni; solo in questo modo potrebbero spuntare piccole, timide ali sulle nostre spalle. Le ali del cambiamento. Di nuovi posti di lavoro legati al rispetto della persona, fondati sui beni relazionali, sulla tutela dell’ambiente, senza sprechi e  massimizzazioni di profitti per pochi eletti. E allora questa sì che sarebbe una notizia sensazionale. Saremmo riusciti ad offrire il nostro sobrio piatto di grano alla Storia. Questa volta con razioni per tutti, nessuno escluso.

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