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L'aiuto agli indigenti nel 2008

L'aiuto agli indigenti nel 2008

di Francesco Tortorella
da "Economia di Comunione - una cultura nuova"  n.28 - dicembre 2008

n28_pag._13_rapporto_edc08.jpgFin dalla sua nascita nel 1991, l’EdC ha avuto un obiettivo principale: contribuire a realizzare una comunità senza nessun bisognoso. Essa si è presentata subito come uno sviluppo naturale dell’esperienza di comunione dei beni spontanea che il Movimento dei focolari viveva dagli anni ’40 dapprima nella comunità di Trento e via via in tutto il mondo. Per questo, anche la condivisione degli utili delle imprese EdC è stata vissuta fin dall’inizio in maniera spontanea, nello spirito di una famiglia, in cui semplicemente chi ha di più mette in comune con chi ha di meno.

Se questa spontaneità ha contribuito  negli anni a far crescere lo spirito di famiglia e la fiducia reciproca tra tutte le persone coinvolte nel progetto EdC, man mano che aumentava il numero delle imprese e delle persone coinvolte è cresciuta di pari passo l’esigenza di trasparenza sulla gestione degli aiuti, come contributo ulteriore alla comunione e alla reciprocità.

Per questo da alcuni anni stiamo lavorando all’idea di un rapporto pubblico sulla gestione degli aiuti EdC. Questa rendicontazione si è concretizzata nel 2006 e nel 2007, con la pubblicazione su questo Notiziario di una sintesi sulla distribuzione degli aiuti. Nell’anno appena concluso si è fatto un ulteriore passo verso una trasparenza più completa realizzando il “Rapporto sulla destinazione degli aiuti EdC 2008”, stampato in mille copie e scaricabile gratuitamente collegandosi al sito Internet dell'EdC.

Il Rapporto 2008
Il Rapporto 2008 inizia con una parte descrittiva in cui si presenta l'EdC ed il peculiare concetto di povertà che la caratterizza. L’EdC, infatti, si pone oggi al fianco di quelle esperienze che vedono la povertà non solo come una piaga da eliminare ma anche come una virtù da riscoprire e l’occasione per costruire rapporti di fraternità fra persone e popoli. In questo senso, l’EdC non punta tanto alla “lotta alla povertà”, ma piuttosto alla creazione di rapporti di comunione anche in economia, nei quali, attraverso la libera condivisione di risorse, tempo ed esperienze, la miseria possa essere sconfitta e la povertà riacquistare il suo valore più bello, quello cioè della scelta libera di una vita vissuta nel dono gratuito e reciproco per e con gli altri.

Il Rapporto prosegue spiegando come vengono utilizzate le risorse finanziarie nelle diverse forme di aiuto diretto ed indiretto.
Un ambito particolare di utilizzo degli aiuti è quello dell'istruzione: viene offerto il sostegno a ragazze e ragazzi per completare gli studi – da quelli di base a quelli universitari e professionali - in modo da avere maggiori possibilità di accesso al mondo del lavoro e quindi di un futuro migliore.

L’aiuto agli indigenti riguarda anche l'assistenza nell'emergenza con contributi a sostegno di necessità fondamentali: integrazione dell’alimentazione, assistenza medica, miglioramento e manutenzione delle abitazioni.

Vengono quindi proposte le esperienze di progetti realizzati in questi ambiti negli ultimi anni in vari Paesi: Argentina, Brasile, Bulgaria, Cile, Croazia, Indonesia, Macedonia, Repubblica Democratica del Congo, Santo Domingo, Serbia, Thailandia.

Dopo una breve presentazione della collaborazione tra EdC e AMU – Associazione Azione per un Mondo Unito Onlus, che cura la gestione dei progetti di aiuto – inizia la seconda parte con i dati sugli aiuti del 2008, presentati prima in forma di cifre per ciascun Paese o zona del mondo, e poi in forma di grafici: sui beneficiari degli aiuti, sulla quantità di aiuti e infine sulle entrate del progetto.

Si è trattato di un lavoro complesso che ha richiesto alcuni mesi per l'elaborazione delle statistiche e l'organizzazione dei dati.

Abbiamo raccolto dati relativi ai beneficiari degli aiuti (numero, localizzazione, finalità e tipologia dell'aiuto), quelli relativi alle cifre impiegate (ammontare, destinazione, finalità e tipologia d'impiego) e quelli relativi alle entrate (ammontare, provenienza, tipologia di donatori e di contributi).

E’ stato impostato un programma per ottenere dai dati più tipologie di informazioni sotto forma di grafici, un lavoro che resterà utile per i prossimi anni, dal momento che vorremmo migliorare ulteriormente nella condivisione e nella trasparenza delle informazioni.

Secondo la proposta fatta da Chiara Lubich nel 1991, una parte degli utili messi in comune dalle imprese che aderiscono all'EdC è utilizzata per attività di aiuto a persone indigenti. In questi anni di avviamento del progetto, tuttavia, questa quota di utili non arriva ancora a coprire tutte le richieste provenienti dal mondo, per cui essa viene integrata con contributi personali spontanei dei membri del Movimento dei focolari. Nel Rapporto 2008 sono presentate le informazioni relative alle due tipologie di aiuto: quella finanziata con la comunione degli utili delle imprese e quella coperta dai contributi personali.

Nell'elaborazione del Rapporto 2009 vorremmo incrementare la trasparenza, in particolare sulla comunione degli utili delle imprese. Poter conoscere, infatti, i frutti che nascono dall’aver messo in comune con tanto sacrificio e impegno una parte degli utili della propria attività è un segno di quella reciprocità e condivisione piena che vorremmo caratterizzasse quest’esperienza.

Presenteremo dunque in maniera distinta i progetti di sviluppo finanziati dagli utili delle imprese – che riguarderanno in particolare la creazione di nuovi posti di lavoro e l'istruzione (di base, universitaria e professionale) – e le azioni di aiuto di emergenza finanziate invece con i contributi personali dei membri del Movimento.
Anche per il prossimo anno il cuore del Rapporto continuerà ad essere costituito dalle esperienze vissute in tante parti del mondo, a testimonianza di un nuovo modo di vivere la cooperazione e la povertà, caratterizzato dalla centralità della comunione nei rapporti.

Gli utili condivisi ma non registrati
Ed infine una ultima ma importante considerazione: il Rapporto dà finora notizia solamente degli utili e degli aiuti condivisi dalle aziende comunicati alla commissione centrale di Economia di Comunione,  ovvero gli utili fisicamente trasferiti e registrati dalle commissioni di Economia di  Comunione delle zone di tutto il mondo.

Ma lo spirito di comunione che anima le aziende le porta anche ad una condivisione che certamente supera di molto le cifre riportate nel rapporto. Ad esempio non viene registrato quanto è utilizzato all’interno dalle aziende in favore di indigenti o per la formazione di uomini nuovi. Diverse aziende ospitano per periodi anche lunghi giovani di altre nazioni, desiderosi di vivere l'esperienza EdC e contemporaneamente formarsi sia sotto il profilo umano che  professionale.

E’ il caso della Mundell & Associates  negli USA che ha ospitato vari studenti latino americani o delle aziende Ancilla e Banco Kabajan nelle Filippine che adottano questa prassi da anni.

Inoltre in molte delle aziende EdC non manca la presenza di persone diversamente abili,  che sfidano i parametri dell'efficienza dell'economia di mercato. La loro presenza “attira sulle aziende la benevolenza di Dio” assieme alla ammirazione di fornitori e clienti. Certamente sotto il profilo puramente contabile almeno una parte del loro costo andrebbe considerato come un utile condiviso con chi ha bisogno del lavoro non solo per vivere, ma anche per  realizzarsi come persona.

Per avere una idea degli utili che le aziende condividono al loro interno, basti considerare il caso del Consorzio Tassano al cui interno operano 150 persone diversamente abili in due cooperative, che riescono a recuperare l'equilibrio economico  grazie alle altre cooperative del Consorzio, le quali  rinunciano ad una parte dei loro utili.

Nel 2007 i cinque consorzi di cooperative aderenti ad EdC, al cui interno operano cooperative sociali, hanno dato vita alla associazione "Per Tutti" (vedi N° 27, pag. 20) con lo scopo di elaborare assieme e meglio definire un nuovo tipo di azienda, che pur mantenendo una forte sensibilità sociale si pone come scopo di realizzare un profitto, anche se modesto: la "impresa sociale",  istituzione già contemplata dalla legislazione italiana.
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