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Una Voce Chiara

Editoriale

Una Voce Chiara

di Alberto Ferrucci
da "Economia di Comunione - una cultura nuova" n.28 - dicembre 2008

n28_pag._03_alberto_ferrucci.jpg “Nel 2001 Genova ha nominato Chiara Lubich sua cittadina onoraria proprio nell’anno del G8, un momento in cui la distanza tra gli uomini è sembrata molto grande; oggi il 2008 ci appare di nuovo come un anno emblematico, in cui la forza dell’economia non può nulla, se non è unita ad altre idealità come quelle propugnate dalla fondatrice del movimento dei Focolari”.

Queste parole di Claudio Burlando presidente della Regione Liguria, sono risuonate nella affollatissima sala del Maggior Consiglio del Palazzo Ducale, in cui le istituzioni genovesi avevano voluto ricordare l’onorificenza a Chiara di sette anni prima.

Nella stessa sala il cardinale Angelo Bagnasco, dopo aver portato a Maria Voce, nuova presidente del Movimento dei Focolari, il saluto dei vescovi italiani, le formulava un augurio personale, denso di significati: che l’Opera di Maria fosse sempre una “Voce Chiara” nella chiesa e nel mondo.

Una Voce Chiara, capace di far giungere all’umanità i doni dello Spirito eredità del Movimento, le ispirazioni necessarie a costruire quel nuovo umanesimo di cui in quel giorno i rappresentanti delle istituzioni (pag. 4) esprimevano una corale necessità per discernere la via per un futuro comune sostenibile; quei doni che soprattutto negli ultimi anni Chiara sentiva l’urgenza che debordassero ad inondare tutti gli ambiti dell’operare umano, a cui essi erano destinati.

L’augurio di una Voce Chiara ricordava il “Ciao Chiara”, il saluto che negli ultimi anni volgeva a noi giovani Igino Giordani, insigne scrittore e politico cofondatore del movimento, oggi in via di beatificazione: ci salutava così per imprimere nelle nostre anime che sarebbe toccato a noi diffondere i doni del Carisma e che avremmo potuto farlo solo vivendo il Vangelo con la stessa intensità e pienezza di Chiara; ne è ben consapevole Maria Voce, visto che a giovani che le chiedevano che fare, ha risposto:“lì dove operate, sentitevi tutti presidenti dell’Opera di Maria”.

L’augurio di essere una Voce Chiara lo sentiamo rivolto anche a noi in dialogo con la cultura economica contemporanea, forti della concretezza delle nostre aziende: ciascuna di esse nelle varie parti del mondo in cui opera, per piccola che sia, rappresenta il punto di contatto su cui poggia l’intero progetto. Ed è una responsabilità, un peso che diventa leggero se portato in comunione tra chi vi opera ed anche con chi opera nei cieli nuovi e le terre nuove: i tanti ormai nostri imprenditori, Chiara, Gesù e Maria: una dimensione della comunione che si può sperimentare vivendo il Comandamento Nuovo del Vangelo.

Per favorire questo dialogo ci stiamo impegnando su vari fronti: migliorare la redicontazione (pag. 12), orientare la scelta di progetti che davvero riscattino dalla povertà (pag.8-9) e diffondano una nuova antropologia (pag.10), quest’ultimo compito aiutato anche dalle venti tesi di laurea, di cui riusciamo in questo numero a dare notizia (pag.22-26).Per far giungere questo notiziario a quanti sono interessati in tutto il mondo, il “piccolo sinodo EdC” di 140 rappresentanti riunito a novembre (pag. 19) si è impegnato a inoltrarlo personalmente, rinunciando alla veste stampata. Si è pure impegnato a tradurlo in più lingue e a renderlo disponibile sul sito internet www.edc-online.org che recentemente è stato ampliato ed arricchito (pag. 11). Si sono anche decisi congressi EdC per nazione ed un unico congresso Internazionale in Brasile per i venti anni del progetto nel maggio 2011, durante il quale si definiranno le nuove “Linee per condurre una Impresa EdC” di cui nel congresso 2007 era stata elaborata una bozza (pag. 20).In quella occasione si è anche avvertita la preziosità di una maggiore continguità con altre realtà impegnate nel sociale, come quella dei Meninos da Rua (vedi pag.14-15). Riguardo alle novità delle aziende EdC, Teresa Ganzon (pag.16) racconta come dal desiderio di riscattare i poveri dalla loro esclusione sociale la sua banca ha ideato una nuova attività in grado anche di offrire posti di lavoro per giovani mentre Armando Tortelli (pag. 18) ci conferma la decisione di aprire una nuova filiale in un polo EdC a migliaia di chilometri dalla sede aziendale con queste parole: “La crisi finanziaria ha fatto impennare il costo del denaro, non è il periodo giusto per nuovi investimenti. Sento però che il nostro operare in EdC non deve seguire gli indicatori del presente.È invece il momento di rinascere, essere bambini, dare tutto e credere. Ce lo ha confermato il ‘Banco do Nordeste’, che … ci ha concesso una importante linea di credito … Un bel segno di Dio”.

Come dopo la morte in croce del loro leader i discepoli di Emmaus erano delusi, dopo la partenza di Chiara, anche noi possiamo aver sperimentato lo sconforto: ma se viviamo la “comunione”, anche noi sentiremo, come quei discepoli, ardere il cuore in petto e comprenderemo maggiormente, nei piani della Provvidenza che orienta la storia, il significato dei presenti disastri finanziari, sociali ed ecologici, ed acquisteremo la capacità di cogliere i segni e la via della resurrezione.

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