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Summer school a Vasto: innovazioni nell'ambito della Cura cercasi

Dal 22 al 25 giugno si è svolta la prima edizione della Summer dell'Accademia della Cura

di Mirella Sansiviero

Logo_AdCA tre anni dalla sua fondazione, l’Accademia della Cura sperimenta una nuova formula di incontro tra operatori del sociale nella prima Summer School, che si è tenuta a Vasto (CH) dal 22 al 25 giugno, dedicata ai temi dell’innovazione e dell’individuazione di nuovi bisogni.

Già dal titolo “Non hanno più vino”, che fa riferimento alle Nozze di Cana, la Summer School intendeva richiamare l’attenzione sulla necessità di saper leggere il presente per cogliere i nuovi bisogni delle nostre comunità e poter sviluppare soluzioni adeguate e innovative.

La scuola ha offerto a nuovi e vecchi accademici la possibilità di confrontarsi in un momento residenziale, in cui ognuno ha potuto contribuire attivamente alla costruzione di un percorso che alternava interventi strutturati di esperti a testimonianze e a riflessioni individuali e collettive sul senso del lavoro di cura.

Attraverso l’ascolto dell’altro e delle sue esperienze, il gruppo è stato guidato alla messa in discussione del proprio vissuto e alla scoperta di nuovi Johnny_Dottiorizzonti, favorendo un distacco dall’operatività quotidiana e promuovendo una visione dall’alto che facesse emergere una modalità condivisa di fare cultura. Il focus di attenzione principale è la persona, il suo modo di stare nel mondo, nella società, le motivazioni che la inducono a cooperare, a cercare l’altro, a dare e chiedere aiuto mettendo in gioco le proprie debolezze e fragilità.


Alcune note sugli interventi: Johnny Dotti che interveniva su: “Impresa sociale come vocazione”, ha evidenziato in modo provocatorio l’eccesso di professionalizzazione del sociale e la perdita dell’orizzonte di riferimento. La cooperazione deve mantenere un equilibrio tra competenza e motivazione, tra professione e dono valorizzando le buone relazioni, i legami sociali e poter quindi produrre cultura.

Ivan Vitali con la sua testimonianza ha voluto fornire un esempio concreto della visione presentata da Dotti raccontando la propria esperienza personale vissuta in contesti difficili: una favela del Brasile e un quartiere degradato di Milano. La sua forte motivazione, la continua ricerca di senso nella propria vita sono stati il motore propulsivo di un processo di cambiamento che ha trasformato le due realtà in comunità partecipate consapevoli del proprio bene comune.        

In conclusione, Luigino Bruni ha posto l’accento sul ruolo della relazione nella società e sulla necessità di esporsi alla “ferita dell’altro”: senza ferita infatti non c’è benedizione, non c’è relazione, non c’è comunità. Siamo quindi organizzazioni capaci di non escludere la ferita, di dare valore alla nostra vulnerabilità e di creare vere relazioni di comunità?

Nata dall’impegno e dalla volontà di tre accademici, suor Alessandra Smerilli, Luigino Bruni e Grazia Fioretti, l’Accademia è una scuola di pensiero che ha lo scopo di creare una comunità formativa attraverso la condivisione di visioni, esperienze e riflessioni sul tema della cura. A dicembre 2010, quale frutto della prima Convention AdC svoltasi al Polo Lionello Bonfanti, è nata la “Carta dell’Accademia della Cura”: i dieci punti cardine che esprimono il senso del fare cura e di promuovere una comunità curante.

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