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Escuela de Verano Edc 2011: un bilancio

Intervistiamo Luca Crivelli e Benedetto Gui, appena tornati dall'Argentina, su questa prima scuola edc appena conclusasi

di Antonella Ferrucci

Luca, se dovessi descrivere la sensazione che ti resta dopo questi giorni, che diresti?

Direi che sento di associare questo viaggio al realismo magico, uno degli stili più celebri della letteratura latinoamericana, non solo per i giochi di 110117_Ohiggins24_webprestigio con cui Galo Pozo soleva  concludere le sue eccellenti esposizioni sull’organizzazione aziendale. Il realismo magico, in cui si riflette la capacità di un autore di rendere straordinario anche ciò che è ordinario, ci ricorda il senso di un carisma: il dono di occhi nuovi, che ci fanno vedere cose che altri non vedono. Il realismo magico ci ricorda il “non hanno più vino” delle nozze di Cana e l’eccedenza, in termini di litri e di qualità del vino, del primo miracolo di Gesù.

Non è stato un caso che fosse proprio questa  la pagina del Nuovo Testamento ascoltata nella cappella della Malpensa prima di imbarcarmi per l’Argentina, un’idea che ci ha costantemente accompagnato in questi giorni.

Che ci puoi dire di questa settimana passata in Argentina?

110117_Ohiggins13_webÈ stato un tempo colmo di vita, sgorgata in quella misura piena e pigiata che il Vangelo promette in grembo a chi accetta di dare (e soprattutto di darsi) all’Amore, “che tutto chiede e tutto dà”.
Il formato di questa scuola è stato, secondo me, innovativo. Tutta economica … eppure tutta evangelica. Si parlava dell’essere imprenditori EdC e si scopriva che questa vocazione ha anche e soprattutto una dimensione spirituale, ci si interrogava su cosa renda “ad alto desempeño” (= high performance) un imprenditore EdC e da ciò abbiamo visto scaturire scelte di vita molto radicali da parte dei giovani. “Grazie per avermi cambiato la vita” è stata la conclusione dell’intervento di una ragazza boliviana, entrata per la prima volta in contatto con l’economia di comunione, frase che riassume i sentimenti espressi da molti dei presenti nel giro di impressioni finale.

Quali i punti vincenti di questa scuola?

Direi l’unitarietà della proposta e la metodologia: non c’è stata alcuna cesura tra momento spirituale, riflessione teorica ed esemplificazione pratica, tra vita e pensiero, tra esposizioni e dialogo.  Si è interpellata la sfera cognitiva e quella affettiva, si è ascoltato e si è visto. La comunione è stata costante ed è stato importante il fatto che ogni giorno fossero due imprenditori diversi a raccontare la propria vita e a rispondere con esperienze alle molte domande dei giovani. Inoltre in questa scuola siamo riusciti a muoverci come “un agente collettivo”: con molte delle persone che hanno animato il programma non ci eravamo mai visti prima, eppure – pur dovendo interpretare una partitura poco definita (stile jazz), con molti spazi di libertà – ne è uscito un concerto davvero armonioso, quasi fossimo una band affiatata per i tanti concerti affrontati insieme. Nessuno si preoccupava eccessivamente del proprio pezzo di programma, quanto di intessere un filo rosso, con richiami utili a quanto era stato detto in precedenza dagli altri.

Come erano organizzati i gruppi di lavoro?

I gruppi di lavoro sono stati chiamati “aziende” (composte, ciascuna, da 6 o 7 giovani e da un imprenditore sperimentato). Ogni giorno c’era un 110119_Ohiggins55_webmomento di lavoro in gruppo, per preparare le domande, dialogare con un ospite durante il pranzo (a rotazione, Benedetto Gui, Galo Pozo, Ramon Cervino, German Jorge ed il sottoscritto abbiamo pranzato in ciascuna delle aziende). Significativa e didattica è stata la visita al polo Solidaridad: ciascun gruppo doveva analizzare un punto di vista diverso e riferire il giorno dopo in plenum il risultato della propria analisi. Sono emersi così alcuni aspetti molto interessanti: i giovani sono davvero intelligenti (nel senso che sanno leggere tra le righe).


Sembra tutto persino “troppo perfetto” per esser reale…

In effetti negli ultimi due giorni, dopo l’incanto dell’esordio, mi si è dischiusa un’altra prospettiva, altrettanto vera quanto la prima. Ho toccato con mano che tutti quei frutti erano stati abbondantemente pagati. Quanti dolori, incomprensioni, solitudini sono celati nella vita di un imprenditore: sono altrettante tribolazioni che chiedono di essere prosciugate. Non è facile mantenere l’intesa quando i caratteri sono forti e le persone si sentono abitate da una vitalità interiore che chiede di potersi esprimere. Qui sta la sfida: non mortificare il daimon di ciascuno, ma nel contempo riuscire a superare le incomprensioni, le rivalità e le ferite che il combattimento della vita, anche quella economica, sempre produce. L’ultimo giorno, nel presentare il libro di Luigino BruniLa ferita dell’altro”, recentemente tradotto in spagnolo, ho sentito di dover puntare meno sul lato storico e culturale del volume e più sul suo messaggio universale circa i tipici volti della sofferenza che il rapporto con gli altri comporta (in particolare con i fratelli più vicini, che lavorano accanto a noi per realizzare, nello specifico, un’economia di comunione). La lettura, da parte di Ramon Cervino, di una toccante lettera di Mario Breccia, e le risposte date dagli imprenditori nel pomeriggio hanno definitivamente chiarito che molte delle ferite che segnano la vita dell’imprenditore persistono nel tempo: queste ferite sono però una voragine di vita da cui, se sono accettate e amate, può sgorgare l’acqua che sazia ogni sete.

E tu Benedetto, cosa puoi aggiungere?

110119_Ohiggins65_Sagrada_ridDire che la scuola è andata bene sarebbe un understatement. Certo, c’erano le condizioni migliori, un bel gruppo di persone davvero decise a fare dell’economia un luogo di comunione e disposte a spendersi per questo, con in mezzo alcuni che magari sapevano poco dell’edc ma hanno pensato che valesse la pena impegnare tempo e soldi per saperne di più. Persino il tempo ha dato il suo contributo perché una grande pioggia caduta il giorno iniziale ha abbassato la temperatura dai 40 gradi dei giorni precedenti a poco più di venti di giorno, con un bel sole limpido, e qualcosa di meno di notte (con tanto di luna piena e croce del sud): una situazione ideale che è durata tutta la settimana…. Ma che poi il risultato sia quello che abbiamo visto non è mai una cosa scontata. Già il primo giro di presentazioni della domenica sera, era stato molto promettente. I contenuti, che parlavano di uno stile di vita che trovava corrispondenza nel modo di stare insieme di quei giorni ed anche la loro radicalità (penso in particolare ad 110119_Ohiggins51_webalcune testimonianze) hanno fatto la loro parte. Ma il diffondersi contagiosamente tra tutti di un clima interpersonale semplice, caloroso, alto, fraterno è sempre un piccolo miracolo: al momento di salutarsi più d’uno ha parlato di “una settimana che mi ha cambiato la vita”, o ha detto che avrebbe voluto restare lì. Alcuni hanno detto di voler spendere la propria vita per portare la fraternità nella vita economica, e non per altri obiettivi, oppure che non potevano più ritrovarsi in un altro modo di gestire le proprie scelte economiche. Qualcuno parlava dell’impegno a dar vita ad imprese di comunione come di una vera e propria vocazione.

Un commento finale?

Penso che sia davvero la scelta vincente quella di rivolgersi ai giovani e dedicare loro attenzioni e tempo (più di uno ci ha ringraziati per aver dato per questa scuola una settimana intera, dalla mattina alla sera – anzi, date le usanze sudamericane, anche molto oltre). Senza giovani non c’è futuro, nemmeno in Edc.

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