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Sophia, una scuola di vita

Carlos L. Lizarraga, imprenditore messicano, ingegnere, ha da poco concluso il suo master in Fondamenti e prospettive dell’unità presso l’Istituto Universitario Sophia, discutendo una tesi dal titolo “Gerarchia e Fraternità. Analisi della loro possibile conciliabilità.” Lo abbiamo intervistato.

Sophia, una scuola di vita

di Licia Paglione

Gruppo_Sophia_ridQuale contributo ha dato Sophia alla tua formazione professionale?

Ho scoperto che le altre aree disciplinari possano aiutare la mia. A Sophia si impara a mettersi in ascolto delle altre discipline e questo tipo di approccio può aiutare, per esempio, a creare una forma di amministrazione più umana: noi non siamo solo esseri economici, ma anche esseri psicologici, esseri sociali… siamo un tutt’uno. A Sophia studiamo economia, arte, psicologia, filosofia, sociologia, teologia… tutto quello che si può immaginare. Quindi ci si forma ad una maggiore interdisciplinarietà, che vuol dire una maggiore umanità.

Professionalmente, studiare a Sophia aiuta ad essere in ascolto verso altre realtà e sinceramente questo io non l’ho trovato in nessuna altra università dove invece si tende a specializzare gli studenti in modo settoriale e a preparali molto tecnicamente, ma poco come persone e nel dialogo. Cosa che, secondo me, è importantissima anche per la vita professionale. Mi ricordo, per esempio, che, dopo aver studiato ingegneria dei sistemi elettronici, ad un certo punto dovevo metter su un’azienda. Ero molto bravo dal punto di vista tecnico,ma non sapevo nulla di contabilità… Dunque, anche per il lavoro, noi come esseri umani abbiamo bisogno di essere formati in modo più globale.

E come persona cosa ti ha lasciato Sophia?

Come persona molto di più. Come persone, mi sono accorto, siamo molto complessi: le persone crescono anche negli ambienti informali e Charliequando cresciamo culturalmente cresciamo anche più globalmente. Quando faccio una attività, studio, lavoro, sono con gli amici, tutti gli aspetti della vita sono presenti. E, crescendo nell’ambito professionale, cresco anche più in generale. A Sophia nel momento in cui mi sono aperto allo studio, mi sono aperto anche a vivere con persone di altre nazionalità, che mi hanno aiutato a crescere nel confronto tra diversi per cultura, religione, formazione. In questo senso Sophia mi pare una scuola per il mondo globalizzato, perchè ci prepara a comunicare, a dialogare, confrontarci con le diversità. Quindi come persona per me Sophia è stato questo: un superamento dei miei limiti verso gli altri, verso tutto il mondo per cercare di vivere insieme. Cosa questa che, da fuori, può sembrare bella, ma è anche difficile e dolorosa. Ma poi diventa gioia perché dopo che si supera la difficoltà ci sente cresciuti, più felici. Ed è questo che dobbiamo fare anche nella vita, dunque Sophia mi pare anche una scuola di vita.

Cosa ti è piaciuto di più di questa esperienza a Sophia?

E’ una domanda molto difficile, ma credo i rapporti che ho scoperto qui. Mai avrei pensato di arrivare a dimensioni dei rapporti di questo Gruppo_Sophia_Roma_ridtipo, mai sperimentate prima. Non avevo mai vissuto rapporti in questa dimensione in cui non siamo solo amici, ma qualcosa di più che non si riesce a spiegare. E questo si vede soprattutto ora che la prima generazione è sparsa per tutto il mondo: ci sentiamo anziché separati, così uniti fra noi, ci diciamo di andare nei nostri vari Paesi… ci manchiamo l’uno all’altro. Questa profondità nei rapporti, mai conosciuta prima: questo è ciò che mi arricchisce di più.

Cosa pensi di Edc?

Prima di venire qui lavoravo in aziende dell’EdC ed ero convinto che solo lavorando l’avrei conosciuta. Qui  mi sono reso conto qui dell’importanza della teoria per l’EdC. E mi sono reso conto che in nessuna parte del mondo si conosce totalmente questa teoria, perché in Brasile c’è un pezzo, in Italia c’è un pezzo, nelle Filippine c’è un pezzo… Mi sono reso conto che stando solo in una parte del mondo si ha una visione scarsa. E Sophia è il migliore posto del mondo fino ad oggi, per mettere insieme i pezzi. Inoltre, stando a Sophia, mi sono accorto di quanto sia importante che gli imprenditori si impegnino di più nella fatica di entrare nella parte teorica, e, viceversa, che gli accademici entrino di più nei panni di chi lavora per non rischiare di  teorie che magari non hanno niente a che fare con la realtà.

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