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Un mercato da disintossicare

Ancora sulla FIAT...

di Alberto Ferrucci

pubblicato su Città Nuova n.19/2012 del 10/10/2012

FiatQuando il tossicodipendente arriva allo stadio in cui per forza deve disintossicarsi, sa che deve affrontare le crisi di astinenza, che solo in parte possono essere attenuate da farmaci come il metadone: così, dopo decenni di droga di credito e debiti facili, adesso il mondo occidentale è obbligato a disintossicarsi e deve affrontare la crisi di astinenza dai consumi, che in precedenza venivano finanziati indebitandosi sempre più.

Crisi che sta colpendo fortemente il settore dell'auto: dopo un paio d'anni in cui si è cercato di attenuarla con il metadone degli incentivi al rinnovo del parco macchine, adesso si deve ammettere che il nostro mercato delle auto è saturo: al massimo si potranno produrre le vetture necessarie a sostituire quelle circolanti. E anche se un domani l'economia si riprendesse, il mercato delle auto azionate a combustibile fossile sarebbe comunque condizionato dal costo della benzina, dovuto all'aumento del prezzo del petrolio, a sua volta provocato dall'aver raggiunto limiti di produzione mondiale difficilmente superabili.

Occorre quindi abbandonare la speranza delle future maggiori produzioni prospettate da Fiat nel piano “Fabbrica Italia”, anche se allora Marchionne in parte pensava ad esportazioni, perché nel frattempo i Paesi che ancora hanno uno spazio di espansione del parco macchine, come il Brasile, offrono nelle aree meno sviluppate, come nello Stato del Pernambuco nel Nord Est, incentivi finanziari e fiscali per utilizzare queste nuove produzioni per incentivarne lo sviluppo.

Questo è quanto più o meno tra le righe oggi mi sembra voglia far capire Marchionne. A mio parere, allo Stato italiano non conviene a questo punto investire risorse pubbliche, invero non richieste dalla Fiat come sostiene Monti, per espandere la produzione in Italia in un settore maturo, senza avere la certezza che siano disponibili nuovi modelli. Di certo non i Suv a gasolio o benzina, ma quelle vetture ibride ed elettriche che, secondo i piani di sviluppo della Comunità europea, dovranno essere le protagoniste dei prossimi 40 anni. Vetture che oggi non producono solo le case giapponesi, ma anche varie aziende automobilistiche europee. E la Fiat?

 

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