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Interdipendenza pratica: penuria di cibo

Interdipendenza pratica: penuria di cibo

Alberto Ferrucci
pubblicato su Città Nuova N. 9/2008link.gif

Solo pochi esperti avevano previsto la presente impennata dei prezzi dei prodotti alimentari, il pane, la pasta, il riso, le uova, il latte, legata alla riduzione delle scorte mondiali di cereali: dai quattro mesi degli ultimi venti anni si è passati a scorte per soli quaranta giorni di consumo: un fatto allarmante, se si tiene conto che il ciclo dei raccolti è soggetto alle sempre più frequenti bizze del clima.

Il tutto nasce dalla poco ecologica decisione USA di incentivare la produzione dai cereali di alcool per le automobili, e dal cambiamento delle consuetudini alimentari del mondo asiatico, legato all'accresciuto tenore di vita: non più solo riso e pollo, ma anche cereali e carne, alla occidentale.
Il calo delle scorte ha innescato nei governi il timore di non essere in grado di rifornire i propri cittadini e questo ha bloccato le esportazioni facendo più che raddoppiare i prezzi ancor prima che si manifestassero segni di scarsità.
Il risultato sono le "rivolte del pane" scoppiate in Egitto, nelle Filippine e ad Haiti: la pace sociale in molti paesi del sud del mondo è infatti basata sulla vendita del pane ad un prezzo politico, che ultimamente si è provato ad aumentare. La  FAO ha lanciato un allarme: serve un ulteriore miliardo e mezzo di dollari di aiuto per evitare rivolte in oltre trenta paesi; Bush, forse rendendosi conto che una parte della responsabilità della situazione è anche la sua, ha offerto duecento milioni di dollari.
La globalizzazione alla emergenza energetica adesso aggiunge anche quella alimentare: gli economisti ci rassicureranno affermando che i maggiori prezzi faranno convenienti sia energie  alternative che nuove produzioni di cereali, riequilibrando il tutto.
Questo è certamente plausibile in un mondo senza limiti, ma oggi, a terreni incolti in Europa, per espandere produzioni di cereali occorrerebbe eliminare le poche foreste rimaste: i possibili aumenti di produttività dei terreni serviranno semmai per nutrire gli 80 milioni di persone che ogni anno accrescono gli avventori del pianeta.
Occorre cioè rassegnarsi al fatto che si sta arrivando ai limiti delle risorse del pianeta e che quindi per continuare a convivervi in modo pacifico occorre usare non solo l'intelligenza ma anche  … la coscienza, portandoci a mettere in discussione abitudini che magari consideriamo irrinunciabili: fino ad ieri il fatto che, nella produzione di carne, i polli sia più efficienti dei bovini, era solo una curiosità da Settimana Enigmistica.
Per produrre un chilo di carne le mucche mangiano otto chili di cereali, u suini solo quattro ed i polli due: in una situazione di scarsità, ciò significa che quando ci gustiamo  mezzo chilo di fiorentina sottraiamo al tavolo comune quattro chili di grano: peggio, quando facciamo il pieno del fuoristrada sottraiamo cereali per una persona per un anno!
Da una interdipendenza "teorica" si è passati bruscamente ad una  interdipendenza pratica, che impone l'affermarsi di una nuova cultura del consumo a livello individuale, che poi si potrà  esprimere anche a livello civile e politico.
Una cultura che ci imponga il consumo solo di beni utili e la cura ed il risparmio di quelli che possediamo, pensando alla loro funzione sociale: nelle decisioni di spesa non dovrà contare solo quanto abbiamo nel borsellino, ma anche il ricordarsi che siamo tutti ospiti della stessa unica mensa, ed il nostro sprecare o arraffare priverebbe qualcun altro di quanto gli spetta.
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