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Banche e azzardo morale

Le nuove norme in vigore dal 2016 in Europa con riferimento alla crisi delle banche, intendono scoraggiare la propensione al rischio di azionisti e investitori a spese delle casse pubbliche. Una misura necessaria ma che andava pubblicizzata meglio

di Alberto Ferrucci

pubblicato su Città Nuova il 16/01/2016

Fallimento banche ridLa folla di anziani che ai microfoni delle tv chiede disperata il rimborso delle obbligazioni subordinate che si sono volatilizzate con il crollo di alcune banche regionali fa tristezza e ci interroga sul come tutto questo sia potuto accadere.

Il decreto del governo che ha trasferito i dipendenti e le attività sane di quelle banche a nuovi istituti liberi dai debiti precedenti ha permesso di salvare posti di lavoro e l'operatività sana delle banche; con un altro decreto si è anche reso possibile il rimborso in parte delle perdite dei detentori di titoli di quelle banche tramite un fondo di solidarietà, fondi di solito riservati a calamità naturali.

Se queste banche sono arrivate al dissesto, in parte lo si deve alla crisi mondiale che ha depresso l’economia ed ha portato a fallire tante iniziative private che gli istituti di credito avevano generosamente finanziato, però non si può affermare che l’evolversi di questa situazione non fosse prevedibile, fosse una “calamità naturale”: invece di continuare ad assicurare che il sistema bancario italiano non presenta problemi, gli organi di controllo, Banca D’Italia e Consob, avrebbero forse dovuto intervenire, impedendo che per coprire il loro dissesto quelle le banche vendessero a privati titoli di solito riservati ad istituzioni finanziarie in grado di valutarne il rischio; se poi gli organi di controllo si fossero resi conto di non avere i poteri per impedirlo, avrebbero dovuto informare il governo e il parlamento.

Adesso i risparmiatori beffati protestano perché il governo promette un rimborso parziale e solo a chi era davvero inconsapevole del rischio di quei titoli: senza il decreto del 2015, ogni rimborso sarebbe stato impedito dalle nuove leggi bancarie che dal  2016 valgono in tutta l’Europa.

Leggi che sono state varate dopo che i funzionari della troika (Fondo Monetario Internazionale, la Banca Centrale Europea e la Commissione Europea), si erano trovati a gestire il fatto che per sanare i debiti di una sua banca, uno stato dell’eurozona, Cipro, avrebbe dovuto sborsare una cifra più alta dell’intero prodotto interno lordo; allora la troika aveva chiamato a farsi carico della situazione, assieme agli azionisti della banca, anche i sottoscrittori di obbligazioni ed i correntisti con depositi oltre i 100mila euro, cioè coloro che per anni avevano lucrato sulle operazioni a rischio della banca, sicuri che se le cose si fossero volte al peggio, a causa della dimensione della banca, lo Stato, pur di non veder chiudere i bancomat e non pagare gli stipendi, si sarebbe accollato le perdite.

L’Europa, forte di questa esperienza e per scoraggiare la propensione al rischio a spese altrui, definita “azzardo morale”, d’ora in avanti proibisce che gli stati possano intervenire a salvare le banche del loro paese: dovranno pensarci gli azionisti ed anche i “quasi azionisti”, cioè quanti per ottenere cedole più alte acquistano obbligazioni “subordinate”, che quando la banca entra in  difficoltà sono i primi titoli a non essere rimborsati, quindi in pratica equiparati alle azioni, capitale di rischio. Un provvedimento quindi condivisibile, che forse andava pubblicizzato meglio e con maggiore anticipo, in modo da non cogliere, come è successo, molti investitori non sufficientemente informati.

D’ora in avanti sarà necessaria una maggiore attenzione: dei  risparmiatori nel valutare i titoli che acquistano e anche degli operatori di banca, nel momento in cui chiedono la compilazione dei prospetti imposti dal 2007 dalla direttiva Europea MiFID sulla fiducia, la trasparenza ed il controllo degli investimenti; prospetti spesso compilati con fastidio quale noiosa burocrazia, ma predisposti proprio per dare consapevolezza dei rischi dell’investimenti a chi intende sottoscriverli ed anche a chi li propone.

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