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Messaggio per il convegno sul lavoro

Carissimi imprenditori, lavoratori, docenti, studenti, e attori tutti del progetto dell’Economia di Comunione e del Mondo Economia e Lavoro di Umanità Nuova,

Siamo giunti al terzo congresso internazionale dell’economia di comunione “Lavorare in comunione. Molte sfide, una proposta”.

Nel 2004 avevo indicato il lavoro come tema attorno al quale riflettere nei tre anni successivi. Non posso quindi che rallegrarmi con voi per aver posto proprio il lavoro al centro di questo Convegno. Il lavoro, infatti, vive oggi una stagione nuova, dolorosa e difficile, ma anche carica di opportunità.

“Lavorare in comunione”, il titolo che avete scelto per il convegno, dice che quanto auspicavo nella conclusione del mio intervento, che, cioè, l’amore scambievole porterà gli attori dell’EdC “a trovare insieme nuove forme di organizzazione del lavoro e nuovi modi di gestione”, ha trovato in voi un terreno fertile.

La comunione vissuta all’interno dell’azienda, infatti, consente che funzioni e ruoli aziendali diventino servizio, attenzione responsabile alla gestione delle attività affidate e non alle posizioni gerarchiche.

La cultura della comunione, infatti, non cambia solo l’atteggiamento individuale nel lavoro ma dà anche vita a “strutture di comunione”, che facilitano la vita dell’amore scambievole nell’impresa.

Ed è proprio su questo aspetto che vorrei dirvi un pensiero. 

L’EdC ha le sue radici nel Movimento dei Focolari: essa nasce nel 1991 in Brasile come frutto di quasi cinquant’anni di vita di comunione dei beni, di reciprocità, di amore scambievole nelle nostre comunità. Se, quindi, vogliamo oggi capire quali sono le “strutture di comunione” delle aziende che si ispirano all’EdC dobbiamo necessariamente guardare alla spiritualità di comunione del carisma dell’unità e alle sue linee di vita che in questi anni lo Spirito Santo ci ha suggerito.

A questo riguardo, una delle principali indicazioni per organizzare la vita in comune sono stati i cosiddetti “aspetti”. Già negli anni cinquanta Dio ci fece capire che come la luce è una, ma è anche ripartita in sette colori, così la vita dell’amore scambievole evangelico è una, ma anche articolata in vari aspetti come in un arcobaleno. Tutto il Movimento dei focolari si è venuto ordinando secondo i sette colori, dall’economia (il rosso) alla comunicazione (violetto). E’ l’amore scambievole che si definisce, che si  organizza.

Nel 1997 il Bureau Internazionale dell’Economia e Lavoro di Umanità Nuova, insieme all’EdC, ha attuato una prima traduzione dei sette colori in un documento dal nome “Linee per condurre un’impresa EdC”, un documento che non ha mancato di ispirare, in qualche misura, la vita delle imprese EdC.

Credo, però, che il movimento dell’Economia di comunione oggi abbia raggiunto la maturità per tentare un nuovo passo, e far diventare i colori una vera e propria idea ispiratrice per la vita delle aziende.

I colori, però, non esauriscono le novità organizzative del carisma dell’unità. Lo Spirito Santo ci ha infatti donato anche alcuni “strumenti” tipici della nostra spiritualità, delle pratiche che consentono alle comunità del movimento di vivere secondo la novità propria di una spiritualità di comunione. Questi strumenti sono, tra gli altri, la condivisione delle esperienze di vita, e la cosiddetta “ora della verità”, grazie alla quale si fa periodicamente il punto della situazione: si evidenziano gli aspetti positivi e quelli da migliorare con sincerità e amore, comprendendosi e incoraggiandosi vicendevolmente.

Certo, ogni azienda ha delle specificità sue proprie: non si possono semplicemente applicare in modo uniforme i colori e gli strumenti della spiritualità collettiva nelle organizzazioni produttive. Ma l’EdC non giungerà a piena maturazione finché il “vino nuovo” del carisma dell’unità non trovi degli “otri nuovi” ad esso consoni.

Infine l’ultimo pensiero voglio indirizzarlo ai poveri. Oggi parliamo e riflettiamo sul lavoro, ma dobbiamo tenere l’anima e il cuore attenti alla voce di chi il lavoro non ce l’ha. L’EdC è nata anche per questi fratelli e sorelle,  per dare loro l’opportunità di svolgere un lavoro, che resta il mezzo più efficace per sconfiggere ogni forma di indigenza.

Auguro a tutti voi giorni che portino “molto frutto”. Ogni convegno internazionale ha aperto nuove prospettive e orizzonti all’EdC: sono certa che anche “Lavorare in comunione” rappresenterà una nuova tappa del nostro commino verso un mondo dove, come per i primi cristiani di Gerusalemme, “nessuno tra loro era bisognoso”.

Castelgandolfo, 30 novembre 2007

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